La Bellezza Seconda

Educare oggi:  Dall’Antropologia di Kant all’Antropologia Esistenziale.

Dalla didattica tradizionale alla centralità e libertà della Persona.

 

Relazione di Marina Amendolito

Al 5° Congresso Internazionale di Ascoli Piceno

Marzo 2011

 Mi sono più volte interrogata  nel corso della mia formazione come Antropologa Personalista Esistenziale  all’IPAE di Cosenza,   man mano che conoscevo ed approfondivo il pensiero di Antonio Mercurio, su  quali fossero i  riferimenti  teorici a livello  filosofico che hanno preceduto e preparato il suo pensiero, quali fossero i rapporti tra filosofia ed Antropologia Esistenziale e come  naturalmente portare questo mio bagaglio formativo nella mia professione di docente di filosofia. Si tratta di un’impresa  estremamente impegnativa  per la complessità del pensiero del mio maestro e  non   volendo ridurre questa mia relazione ad una semplice  enucleazione di riferimenti mi limiterò a toccare solo alcuni spunti di riflessione. Il mio riferimento a Kant  come punto di partenza della  mia relazione  dipende da due ordini di motivi il primo deriva dal fatto che  A. Mercurio  nella sua  riflessione lo cita espressamente come punto di partenza nella costruzione del suo concetto di Persona; il secondo  invece rimanda al posto che la filosofia Kantiana come antropologia filosofica occupa nel quadro generale delle scienze. Kant con quella che lui stesso definì come  “rivoluzione copernicana” mette  definitivamente al centro dell’indagine filosofica l’uomo.

 Storicamente lo studio  ragionato sull’uomo  viene tradizionalmente collocato nel cosiddetto Umanesimo Classico  dell’Atene del V secolo, quando l’oggetto dell’ indagine  filosofica  si sposta dalla natura all’uomo e  il motto delfico  “conosci te stesso “ tradizionalmente attribuito a Socrate, sembra racchiudere l’intero intento dell’antropologia  filosofica: solo interrogando se stesso, l’uomo può trovare la sua casa,  se stesso  e interrogarsi su ciò  che lo circonda. Uno studio sull’uomo si pone necessario per capire chi siamo, verso cosa siamo diretti  e per conoscere le nostre potenzialità.  

Chi siamo?  Dove andiamo? perché sono nato? Le domande sono  quelle di ieri, di oggi e di domani … diverse sono  però le risposte.

Nel quadro scientifico contemporaneo, all’Antropologia  come scienza  dell’essere umano  fanno riferimento tre correnti di pensiero  che rientrano nelle cosiddette discipline delle scienze naturali : un primo tipo di Antropologia, comparando  la specie dell’HOMO  Sapiens alle altre specie animali, si interroga su come si differenzia la specie umana,un secondo tipo di Antropologia ( etnografia)  consiste nello studiare il comportamento dei  differenti popoli e infine vi è l’Antropologia filosofica.   

Il panorama dell’ Antropologia contemporanea  presenta varie fratture e  molteplici correnti a causa dell’oggettiva difficoltà che inerisce alla complessità della natura umana, ma l’aspetto più  evidente è che l’antropologia contemporanea ha smesso di interrogarsi sull’uomo,  ha smesso di porsi la domanda  con cui è iniziata la ricerca sull’uomo, per  ridursi ad una funzione meramente descrittiva dell’uomo e della società che lo accoglie o come nell’Antropologia di Darwin, si cerca di tracciarne le origini. Lo studio antropologico che invece invocano pensatori come  Kant e Antonio Mercurio  si pone prevalentemente  come un’antropologia filosofica, cercando  non di descrivere ma di capire l’uomo, esso vuol davvero  cercare di dare  realtà all’imperativo delfico, tentando di rispondere in modo completo sull’uomo. L’antropologia  in questo caso si presenta come  composta di  elementi  antropologici, giuridici, sociali, psicologici per la complessità del suo oggetto  ma soprattutto indissociabili dall’etica e da un riferimento di valori. L’Antropologia fisica  non riesce ad enucleare la natura dell’uomo   e chiarirci che cos’è l’uomo non riesce a spingerci verso quella conoscenza di  noi stessi tanto auspicata  mentre l’Antropologia filosofica ponendosi su un altro piano,  non esclude l’analisi fisica ma la include e la supera.

  L’Antropologia  quindi va considerata in senso cosmologico. L’uomo e il cosmo devono essere considerati non per quello che hanno di particolare,ma nel loro intrinseco rapporto   con la totalità in cui  l’essere umano e la natura  si sviluppano ed in cui ciascuno trova il suo posto.  Un’attenta  riflessione antropologica  deve necessariamente centrare la sua attenzione, non tanto su cosa  è l’uomo, ma su  ciò che rende l’uomo  tale. Questa è la domanda vera alla quale l’Antropologia filosofica deve rispondere!  Cosa ci rende uomini?  La filosofia Kantiana  ha il merito di  aver operato una rivoluzione  in senso antropologico: la metafisica divenuta filosofia trascendentale trova la sua ragione d’essere nell’ indagine sull’uomo, sul suo rapporto con il mondo e soprattutto nel suo agire etico.                                                     

L’ ultima opera “ l’Antropologia pragmatica” va vista come il tentativo più compiuto di consegnarci  un’antropologia filosofica. “Il fatto che l’uomo possa rappresentarsi il proprio Io, lo eleva infinitamente al di sopra di tutti gli altri esseri viventi sulla terra. Per questo egli è persona ….”(1798)

  L’uomo di Kant attraverso l’indagine del  processo conoscitivo, scopre le leggi  universali della mente che sovrintendono all’organizzazione conoscitiva e scientifica  dei dati della realtà, scoprendo se stesso come autocoscienza. Le forme mentali universali, risiedono quindi nell’uomo universalmente  inteso  come essere in grado di conoscere e di fare scienza, decretandone la  legittimità  ad operare entro  i limiti  tracciati dai  confini dell’esperienza. Kant a partire dall’Io teoretico,  che per la sua  natura  colloca  l’uomo tra le altre specie come la sola in grado di operare un processo di conoscenza  esterna dell’oggetto e contemporaneamente a partire da quel processo di autodeterminazione come coscienza interna di sé, autocoscienza, giunge  nell’Io etico a fondare la propria azione nell’ autodeterminazione e  nella libertà dell’uomo. E’ l’uomo che a partire da se stesso  riconoscendosi come portatore di un’istanza di ragionevolezza è in grado nel proprio agire  etico di   esprimere  libertà  e intelligenza,superando  i propri impulsi e la propria animalità. Sinteticamente il suo pensiero è racchiuso nelle uniche indicazioni di tipo   normativo che ci fornisce nella  “Critica della Ragione Pratica”: considera  l’uomo come fine e mai come mezzo e fa in modo che la tua norma sia la norma di una legislazione universale. In ambito pratico Kant fonda l’agire  etico   dell’uomo  sulla libertà ed autonomia della persona umana.

  Libertà ed autonomia sono facoltà che l’essere umano ha di darsi delle regole valoriali e normative, fondate sull’universale  riconoscimento  dell’uomo come valore fine a se stesso. L’ uomo Kantiano    inteso come  ragione che ha dentro di sé iscritte  nella propria anima quelle forme pure che lo pongono come termine di congiunzione tra  mondo e Dio, opera nel proprio agire etico come un modello   puro della volontà  che non deve tenere conto  dell’esperienza.  E’ l’uomo inteso come tensione  verso la propria  perfettibilità che pone il regno dei cieli,in una prospettiva  di miglioramento e superamento dei propri limiti. La filosofia trascendentale fonda la metafisica.

  L’uomo Kantiano rimane però racchiuso in una visuale lineare, formale e in un astratto dover essere. Kant portando a compimento l’idea  dell’umanesimo moderno dell’ “ uomo artefice del proprio destino” risponde alla domanda iniziale che l’essere umano è libero e  responsabile della propria umanità.

  Rimane nascosto  il modo e la direzione  in cui questa disposizione umana possa e debba esplicarsi. L’antropologia personalista esistenziale di Antonio Mercurio si inserisce in quel filone delle scienze umane  del ‘900 che cogliendo la natura emotiva, sociale, politica e storica dell’uomo, nonché del suo mondo di bisogni, di angosce, di disperazioni, si inscrive nella filosofia fenomenologica di Husserl e nella filosofia di Heidegger, matrici comuni ai diversi esistenzialismi. L’esistenzialismo copre così tutta una serie di momenti del sapere che vanno dalla psicologia, alla connessa sociologia, alla letteratura e, in senso largo, all’antropologia. La domanda diventa : che cos’è l’esistenza? la risposta è che l’esistenza precede l’essenza e l’uomo è gettato nel mondo; ma nel tentativo di cercare  delle risposte  a quella che è stata definita la filosofia della  crisi, l’uomo è orientato a trovare nella sua vita un significato ed a realizzarlo. Rimane tuttavia eluso il senso generale dell’esistenza, della morte, del dolore,della perdita, della colpa e degli altri problemi esistenziali fondamentali che lo assillano.

  L’Antropologia Personalista Esistenziale di Antonio Mercurio pur inserendosi in questa cornice non si allontana dal senso profondo dell’insegnamento dell’Antropologia filosofica di Kant, il tema di fondo è quello del problema dell’uomo e del suo posto nel mondo e il ritorno alla soggettività trascendentale di Kant, gli consente  di dare un senso e un fine alle nostre esistenze individuali. La sua Antropologia  “cogliendo l’uomo nella sua complessità e in una visione globale  e cosmologica si  configura come una disciplina filosofica e insieme scientifica. Come scienza indaga la struttura dell’essere umano in quanto persona e le leggi della vita che regolano il divenire evolutivo di questa particolare struttura”. L’essere umano in quanto persona è capace di trasformarsi e di rispondere alle esigenze  di cambiamento che la vita e l’universo ai quali apparteniamo  ci chiedono di  ottemperare. Come filosofia si interroga  sul perché dell’essere umano, sulla sua progettualità individuale  e sulla progettualità cosmica.

  L’oggetto specifico della sua ricerca esistenziale è l’uomo colto nel suo progetto storico di trasformazione da semplice individuo –animale culturale a individuo che si realizza come Persona  cioè come soggetto di libertà e creatività e capace di inserirsi in una progettualità cosmica  che procede per salti evolutivi nell’arco di millenni o di milioni di anni. L’accento è posto sul passaggio evolutivo  dell’uomo da animale culturale /razionale a Persona . “ Punto di partenza di tutta la nostra esperienza è stato il concetto di uomo come persona” così inizia la “ Lettera agli uomini “ di Antonio Mercurio.(1979)

  Ma che cosa significa  Persona? contrariamente al significato etimologico della parola persona, che in origine indicava la  maschera  che gli attori  nel teatro  tragico classico usavano per recitare, finendo per indicarne   i ruoli e i personaggi, persona ha, man mano, acquisito il significato di identità che si connota per i caratteri  valoriali di  unità, unicità, verità,  dignità, libertà.

Nella storia dell’umanità è presente un’evoluzione genetica, un’evoluzione biologica ed un’evoluzione psichica esiste anche una evoluzione, culturale e sociale frutto delle capacità razionale dell’uomo ma ciò non è ancora  sufficiente alla realizzazione dell’ uomo come Persona. Non è automatico che un essere umano una volta nato e sviluppato anche culturalmente e socialmente diventi  Persona, perché questo avvenga è necessaria una decisione  tesa alla realizzazione di un progetto fondato sulla libertà di vivere e di realizzarsi,contrariamente l’uomo può  lasciarsi vivere e non realizzarsi. Nel testo “Teoria  della Persona” Antonio Mercurio si addentra nella descrizione della struttura  dell’essere umano. L’uomo  è costituito da varie componenti, quella corporea e psichica, quella spirituale o trascendentale  che egli chiama  Sé Personale e quella decisionale  l’Io Persona.

  Mentre l’Io corporeo e psichico sono componenti umane che si strutturano secondo le leggi deterministiche del mondo della natura e costituiscono  la struttura psico-affettiva e il centro delle percezioni che vengono dal mondo interno e dal mondo esterno e nello stesso tempo sono il centro delle reazioni alle percezioni, “Persona è un principio spirituale unificatore,  dotato di capacità di libertà, di identità propria che è fine a se stesso  e a nessun altro  e i cui elementi costitutivi  sono la capacità di amare se stesso e la capacità di amare gli altri”. (Teoria della Persona A. Mercurio 1992)

All’Io  Persona spetta la decisionalità di rispondere alla istanze di progettualità contenute in un’altra componente essenziale dell’uomo il Sé personale o Io trascendentale, centro propulsore della persona,  la modalità originaria  che agisce anche a livello più profondo ed inconscio. Nel Sé  è inscritto il progetto personale, unico ed irripetibile ed anche la modalità di realizzarlo essendo fonte inesauribile di energia positiva. Con il Sé personale  Antonio Mercurio vuole  indicare una  realtà trascendentale indispensabile per l’evoluzione dell’aspetto fenomenico dell’uomo, il cuore dell’essere umano, quello che in linguaggio filosofico è stato chiamato da Socrate il daimon, da Platone demiurgo, nel linguaggio religioso: il deus absconditus, la divinità interiore, “Abba”   il Padre cristiano e che nella  chiave di lettura  dell’Odissea  e del  Mito di Ulisse e Penelope  che  egli  propone,  assegna ad Atena, la dea della saggezza con cui Ulisse è in continuo dialogo.(Metapsicologia personalistica  e sophianalisi  B.Bonvecchi e O.Ciapini 2006)

Antonio Mercurio pone l’accento  sull’ intelligenza,  sulla  creatività,  sulla libertà di amare o di odiare dell’uomo .

  Il concetto di Persona apre ad una serie infinita di considerazioni,prima fra tutte la responsabilità che spetta all’uomo di decidere della propria esistenza e del proprio progetto di vita fin dal momento del concepimento.

  L’uomo che sceglie di realizzarsi come  persona  compie attraverso un processo dialettico di sintesi degli opposti il suo percorso esistenziale per gradi e livelli di libertà sempre maggiori esprimendo la propria capacità di autocrearsi e di amarsi. L’Io Persona emerge ma mano che l’uomo  decide  di uscire dalle proiezioni interiori del mondo materno conoscendo e cambiando i meccanismi e le decisioni che lo dominano e che  puntualmente proietta fantasmaticamente nella realtà esterna, nei rapporti di coppia, familiari e sociali.

  Nel tracciare il percorso esistenziale individuale dell’uomo  Antonio Mercurio risale   all’ analisi della vita prenatale è lì che si incomincia a strutturare l’io  ed è lì  sin dal momento del concepimento che si delinea il progetto esistenziale di un individuo ed è a partire dal momento del concepimento che l’Antropologia di Antonio Mercurio si interroga su come la progettualità esistenziale individuale è a sua volta collegata con la progettualità cosmica di questo universo. A partire dalla vita intrauterina sono imprigionate ed incapsulate tutte le parti dell’io fetale,  frantumate dalla paura e dall’odio rimosso ma  è lì che si nasconde il diamante  grezzo che a partire da quelle ferite  vuole  emergere e  risplendere  E’ lì che sono iscritte tutte le decisioni di odio e di amore. L’uomo ha il potere di trascendersi cioè di trasformarsi,  ma per poterlo fare deve ritornare come Ulisse a navigare nel proprio utero materno e nel proprio inconscio esistenziale (inconscio fattuale ed inconscio decisionale)

  Spetta quindi all’Io persona la decisione di auto-crearsi  realizzando la legge dell’impossibile e superando il conflitto  tra il determinismo dell’Io psichico  e fetale strutturato ed arroccato in meccanismi reattivi e difensivi che diventano le prigioni in cui l’uomo  spesso rinchiude la propria vita impedendone lo sviluppo e la realizzazione,e la libertà, cioè la scelta, dell’Io Persona di entrare nel dolore   della ferita che come una fornace   crea dalla materia informe e reattiva  del nostro io fetale ed infantile   le condizioni di una nuova forma di vita di una nuova libertà e di una nuova luce.  “ Se c’è la ferita, l’uomo è costretto a uscire dalla immobilità della sua pigrizia. E’ costretto a cercare, a interrogarsi, a impegnarsi è costretto  a inventare nuove strade  per curare il suo male  e mentre lo cura  a trasformare il suo modo di essere, quell’essere che non vuole divenire e non vuole trasformarsi” Ogni trasformazione  ci chiede di entrare nel  dolore della morte e  nella perdita   solo perdendo quelle   parti che come gabbie ci imprigionano noi  possiamo acquisire  modi nuovi di essere  più veri e  autentici ,  accrescere il nostro essere e la nostra capacità di amare.

  Il dolore  è inquadrato in una  cornice completamente nuova è  una forza cosmica capace di trasformarci : l’uomo non è nato per soffrire, né tantomeno per espiare ma per creare una nuova vita e una nuova bellezza. Anche la morte acquista un significato nuovo come passaggio da uno stato dell’essere ad un nuovo stato dell’essere.

  La trasformazione personale richiede uno stile di comportamento includente gli altri un tu ed un noi non più come propri bisogni proiettivi,   potenzia il  pensiero, rende positivo il  sentire dando voce alle proprie emozioni e rende costruttivo il proprio agire. In particolare si  prende cura dell’emozionalità sapendo che le manifestazioni emozionali negative generano nel loro apice le varie forme di nevrosi, di psicosi e di violenza. Pertanto mentre l’uomo si trasforma, trasforma simultaneamente il sociale. Ma perché questo avvenga è necessario partire da una idea  dell’uomo che non esclude il male ma che parte dalla conoscenza di quello’odio rimosso che una morale tradizionale cerca di eliminare o di ridurre a naturalità. Il processo di trasformazione è sempre dialettico ed avviene attraverso  la conoscenza e l’attraversamento dell’amore e dell’odio. Nell’uomo tutte le decisioni sono decisioni di amore o di odio ma la trasformazione non avviene con l’eliminazione dell’uno o dell’altro ma con la sintesi dell’uno e dell’altro. L’etica di A. Mercurio non è lineare come quella Kantiana ma si muove in un  processo dialettico. La libertà dell’uomo include nella visione di A. Mercurio la colpa  e la  responsabilità. C’è in questo senso la possibilità di vedersi nella propria verità che spesso si oppone all’ideale che abbiamo di noi stessi, ma una volta accettata la nostra verità è possibile riparare la propria colpa, cambiare le nostre decisioni e metterle al servizio di un progetto nuovo. Si affaccia sempre di più l’idea  a partire dal concetto di Persona  dell’uomo come progettualità esistenziale trasformativa proiettata in avanti intesa nel senso dello sviluppo delle capacità espansive e al servizio della vita. Usando un linguaggio filosofico Il nostro essere uomini precede la nostra esistenza nel senso che la  nostra soggettività trascendentale contiene tutti i mali esistenziali dell’uomo,  la  sete di onnipotenza e  la nostra impotenza ma contiene anche il potere di guarire e di amore, l’uomo   ha il potere di fondere l’essenza con l’esistenza e posto di fronte  alle trame della propria esistenza può  fare della propria vita  un’opera d’arte.  L’antropologia Personalista esistenziale  si evolve in Sophia-art   includente  la progettualità individuale senza la quale  la progettualità contenuta  nella vita e nell’universo, Cosmo-art, non può realizzarsi. L’Antropologia nell’ottica di  A.Mercurio   è un’  Arte esistenziale.

  “D’altra parte solo un uomo  che è saggio sceglierà di fare l’artista e di non fare la vittima posto di fronte al dolore e di fronte alla morte”.(Teoremi e Assiomi della Cosmo –Art  A . Mercurio  2004)

Ulisse rappresentando il paradigma dell’infanzia dell’umanità è colui che nella sua odissea si è trasformato ed ha appreso dopo mille patimenti a saper passare dal furto e dalla pretesa, al dono. L’ascolto del Sé è un aspetto  fondamentale nel pensiero di Antonio Mercurio. L’Io Persona in dialogo col proprio Sé  Personale che è una scintilla  del Sé Cosmico si trasforma e si evolve nell’ uomo Artista, al servizio  del progetto della propria vita, intesa come dono e come opera d’arte e della Vita dell’Universo. Il Sé  ci parla da dentro  e da fuori, affinché possiamo creare dalla materia informe della nostra vita un’opera d’arte che nasce da una sintesi di opposti e che solo all’uomo artista è dato creare come proprietà emergente della Vita dell’universo e che  Antonio Mercurio chiama  Bellezza Seconda. A partire dall’’Antropologia personalista il pensiero di Antonio Mercurio dischiude ad una nuova visione cosmologica come cornice nella quale inserire l’esistenza umana e la vita dell’universo.

 Dalla razionalità all’umanità  

   Vorrei dirvi ora  brevemente come l’antropologia di Kant  si lega con l’Antropologia Personalista Esistenziale di Antonio Mercurio  nella mia vita e nella mia professione e come  ho appreso  lentamente  l’arte  di  forgiare  la mia vita.  Si tratta di passare da un piano ideale e teorico  a quello  esperienziale ed esistenziale, il salto è talmente profondo che lo definirei un salto mortale . Si tratta di passare  attraverso una morte,   quella  della mente e della razionalità, per fare emergere il cuore  e guardare la vita con gli occhi dell’artista interiore… Ho imparato per formazione culturale e familiare a  razionalizzare  i traumi  della  mia  vita, le mie  esperienze,  quelle belle come quelle cattive. Sono grata alla mia mente perché per molto tempo questo meccanismo difensivo mi ha protetta  e difesa dal dolore. Molto spesso il dolore è entrato violentemente nella mia vita, molte volte ha bussato alla mia porta, ma io  non ho ascoltato,  mi sono sempre difesa,  avendone paura   e  non amando gli imprevisti. La mente pretende  sempre di  esercitare un dominio sulla vita e più siamo colti e intelligenti più riesce a controllare e ingabbiare  ogni cosa,  anche i sentimenti e le emozioni più profonde, per cui la sensazione  che spesso affiora  è quella  di guardare   la vita  affacciati alla finestra. “Dare un senso alla vita può condurre a follia ma una vita senza senso è l’inquietudine dell’animo e del vano desiderio è una barca che anela al mare eppure lo teme” recita una poesia che  amo molto.   L’attraversamento della morte comporta  sempre un dolore enorme, ma solo così possono emergere  quelle proprietà  nascoste che la vita contiene. Una delle leggi della vita che ho imparato ad apprendere dal  pensiero del mio maestro è che se inserito in una causalità circolare e in un sistema di concause  il meno contiene il più. La vita cioè , contiene sempre nuove forme di vita   che aspettano di emergere, attraverso l’opera dell’artista esistenziale, dalla cornice  entro  la quale decidiamo di collocare la nostra vita. Grazie alla saggezza profonda del mio maestro  la cornice nella quale   ho scelto di collocare la mia vita è quella della Bellezza II, che  nasce dal desiderio di immortalità della vita e dalla capacità artistica dell’uomo. A cosa serve il dolore ? a cosa serve la morte ? La domanda ogni volta che la vita mi ha messo di fronte a queste situazioni  è stata la stessa, ma la risposta  nel corso degli anni, è cambiata. Oggi,  con sempre maggiore consapevolezza, posso affermare : la morte e il dolore servono per creare una bellezza che prima non esisteva. Più e più volte, la vita mi ha messo di fronte a situazioni luttuose e al dolore per la perdita di  persone a me  care, ad un certo punto ho pensato addirittura  di portare “sfiga” che dove c’ero io, capitava sempre  un  evento tragico, ho anche  pensato che gli altri pensassero questo di me. Poi piano, piano, ho incominciato ad ascoltare. Oggi so che la vita e il mio Sé, mi mettevano alla prova e mi davano l’occasione per sciogliere l’ antico  dolore  che congelava il mio cuore, così, come  Penelope nell’Odissea, può  decidere di sciogliere il suo cuore di pietra, solo dopo aver percorso una lungo viaggio interiore,  entro il quale  sciogliere e disfare  gli antichi nodi  e  le vecchie trame della propria esistenza per tesserne di nuove. Nel 2005 insegnavo  in un liceo della mia città, a giugno di quell’anno una mia alunna Filomena, andando a scuola un sabato mattina, cadeva dal motorino e veniva investita da un autobus. Io insieme al gruppo di antropologia personalista esistenziale dell’IPAE di Cosenza e ai direttori del nostro istituto, stavamo lavorando al secondo  teorema e sul  secondo assioma di cosmo art, in  preparazione del laboratorio da presentare agli altri istituti della S.U.R.  sul quale  Antonio Mercurio  ci aveva chiesto di lavorare: “ L’Universo nel quale viviamo è intelligente,libero e creativo  pur con i limiti che gli appartengono ed ha uno speciale progetto da realizzare  che gli è stato affidato dalla vita: il progetto della Bellezza Seconda.” Da cui deriva il secondo assioma :” L’arte è progresso continuo ed illimitato”

  Non sapevo ancora che da quel dolore sarebbe partorita una nuova capacità di dialogare con la morte e  non ero consapevole che l’esempio del mio maestro e il dolore  della  direttrice dell’associazione Microcosmo di Prato  Anna Agresti, per la perdita della figlia Sandra,  la morte di Sandra e la morte di Filomena potessero dialogare insieme, per comporre  inaspettati accordi con i quali la vita, avrebbe suonato le melodie per cullare e lenire  quell’immenso dolore. Oggi mentre penso ai miei studenti sono consapevole di quanto  strada è stata fatta. Il dolore che ha partorito il premio  Cinema e Narrativa da Prato, si è dispiegato attraverso gli altri  istituti della S. U. R. (Sophia University of Rome) per generare  un’energia  ed una Bellezza  immortale. Da quel dolore ho trovato la forza per immaginare un nuovo progetto sulla legalità, nel quale inserire il Premio Cinema e Narrativa. In quell’occasione ho messo in pratica la metodologia sophi-artistica e attraverso la visione dei film proposti dal Premio Cinema e Narrativa, i ragazzi  si sono coinvolti a tal punto che Stefania  ha trovato il coraggio di  condividere e denunciare pubblicamente, un episodio di estorsione subito ai danni del padre. Il film che più degli altri  hanno preferito e sul quale ognuno ha elaborato una chiave di lettura è stato “Into the wild” di Sean Penn. In particolare ciò che li aveva colpiti maggiormente era una frase, che il protagonista Christopher, scrive ai suoi genitori prima di  morire:“ la felicità  non è reale se non è condivisa “. Quella frase per noi era diventata  già una esperienza vivente. 

  Lo scritto finale  elaborato coralmente dai ragazzi sull’esperienza condivisa durante il progetto,  ha conseguito il secondo premio al Concorso “La legalità nel quotidiano”.  L’anno dopo, superata l’iniziale diffidenza, i ragazzi  che hanno aderito al progetto erano più numerosi e motivati, sei di loro hanno  scritto e partecipato con lavori individuali al Premio Cinema e Narrativa. Penso a M******** che dopo cinque anni  di  pesante silenzio è riuscita a   scrivere e a condividere con i suoi compagni il peso e la colpa  della propria madre malata di depressione, conseguendo il primo premio di quel progetto che partiva proprio da Prato. Penso a Carmine che l’anno prima, esprimendo il sogno di diventare  regista e scrittore  della propria terra, oggi  studente universitario  calabrese a Firenze,  si è iscritto ad un  corso di scrittura  proprio in quello stesso istituto da cui il progetto  al  quale  aveva partecipato era partito  e che solo qualche giorno fa mi diceva telefonicamente:” professoressa se non avessi deciso di entrare  a far parte dell’Ass. Microcosmo non sarei riuscito a  rimanere a Firenze all’università”.  Penso a M*********, oggi  al primo anno di psicologia a Roma,  che è riuscita a dichiarare tutto il suo odio nei confronti del padre perché aveva una relazione con un’altra donna all’insaputa della madre   e che nonostante tutto quell’odio che lei rivolgeva contro se stessa, riusciva a   confessare ai suoi compagni e a se stessa, il desiderio di incontrarlo suo padre e di conosce rlo ad un nuovo livello, ad ammettere di essere innamorata del padre. Lei che pochi giorni fa, mi ha scritto un messaggio: “ Salve mia cara prof. Come sta ? Io bene, sto guardando  “Into the Wild” e sto pensando a lei, mi mancate tanto. Voglio raccontarle una cosa ho incontrato una persona molto speciale, forse sto iniziando a cercare un po’ di felicità … un bacio.”  Penso a C*******, l’intellettuale del gruppo, che non riusciva a parlare delle proprie emozioni,  ma che poi mi ha aperto il suo cuore e mi ha scritto  del suo dolore per la  morte della nonna, della quale si era trovata lei, sola ed impreparata  testimone, ad accompagnarne gli ultimi momenti di vita. Lei che ha trovato la maniera di donare ad  Angelo  suo compagno di progetto, una lettera scritta in occasione della morte di  Fabrizio, l’ amico di Angelo morto,  improvvisamente, durante un campo scout, il primo anno di liceo. E penso ad Angelo,  il più irrequieto e  ribelle tra i miei studenti che dopo quattro anni, ha trovato la forza ed il coraggio di piangere insieme ai suoi compagni il suo amico Fabrizio; di incontrare il fratello gemello di Fabrizio e di dirgli che si sentiva in colpa, che ci ha parlato di Fabrizio, della  loro  comune  passione  per la musica Rock perché suonavano nello stesso gruppo  e di quella  canzone  dei Led Zeppelin che suonavano sempre insieme ( e penso che anch’io alla loro età ascoltavo i Led Zeppelin) …

  E penso a Sergio, così riservato, che mi ha scritto sul quaderno che gli avevo consegnato,  la sua odissea alle scuole medie, perseguitato e schernito da un suo compagno che poi si era ritrovato in classe al liceo. Il compagno in questione  era Angelo. Penso a lui che proprio quella mattina, casualmente, secondo delle coincidenze che come dice Jung  non sono mai casuali, aveva registrato sul suo i-phone  la canzone dei Led Zeppelin, quella che  suonavano Angelo e Fabrizio, così che, abbiamo potuto ascoltarla in religioso silenzio e a tutti è sembrato che Fabrizio fosse lì con noi. Penso a tutti gli  studenti  del progetto anche a quelli più silenziosi a quelli che non ho menzionato, tutti hanno espresso una luce  speciale. A quelli che verranno e che aspettano soltanto qualcuno che li ascolti e che li veda al di là della cattedra … A tutti loro voglio esprimere il mio amore e la mia  gratitudine   e la profonda emozione di sentirmi  fortunata  e  amata dalla vita. Noi siamo i cocreatori  di questa vita!  

  A mio padre Franco e a mia Madre Isa, che mi hanno dato la vita e mi hanno trasmesso l’amore per la cultura;   All’ IPAE  che mi ha partorita Persona;  Al maestro A. Mercurio che mi ha indicato la rotta per condurre  la mia barca  ovunque spingano i venti del destino

 Marina Amendolito, Marzo 2011, Ascoli Piceno

 Nota.  Un ringraziamento  di cuore e un augurio  particolare va al dr. Antonio L. tirocinante per la docenza di storia e filosofia  nell’ istituto “F.Balsano” dove insegno, che   ha  contribuito con i suoi suggerimenti alla  stesura della mia  relazione sull’Antropologia Kantiana.  La sua  presenza ha offerto un  costante aiuto durante questo anno scolastico,  arricchendo con  interventi appropriati  e  interessanti spunti di riflessione  le mie lezioni.   

Bibliografia utilizzata

Scritti di I. Kant

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Kritik der reinen Vernuft 1781, trad. it. Critica della ragion pura a cura di C. Esposito, Bompiani Milano 2007.

Logik 1800, trad. it. Logica a cura di L. Amoroso Laterza Bari- Roma 2004.

Metaphysik der Sitten 1797, trad. it. La metafisica dei costume a cura di G. Vidari Laterza Bari- Roma 2006.

 Pragmatische Anthropologie 1798 trad. it. Antropologia pragmatica a cura di. G. Vidari Laterza Bari – Roma 2001.

Scritti su Kant

Cohen H. Kants Theorie der Erfahrung 1871, trad. it. la teoria kantiana dell’esperienza a cura di Luisa Bertolini FrancoAngeli Editore Milano 1990.

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Cohen H., Kants Begrundunmg der Ethik 1877 trad. it. Fondazione dell’etica kantiana a cura di G. Gigliotti  MilellaEditori Lecce 1983.

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Crispini I. Tra corpo e anima. Riflessioni sulla natura umana da Kant a Plessner Marsilio Editori Venezia 2004.

Failla  M. (a cura di) Verità e Saggezza in Kant. Un contributo all’analisi della logica e dell’antropologia FrancoAngeliEditore 2000.

Falcioni D. Natura e libertà in Kant, un’interpretazione del progetto Per la pace perpetua, G. Giappichelli Editore Torino 2000.

Garulli E. Esperienza e metafisica nella filosofia moderna La nuova Italia Scientifica Firenze

Scritti di Antonio Mercurio

Lettera agli uomini  di Antonio Mercurio  1979

AMORE, LIBERTÀ E COLPA. Roma : S.U.R, 1999 (Seconda Ed.)

AMORE E PERSONA, Roma : Costellazione d’Arianna, 1993 (Terza Ed.)

TEORIA DELLA PERSONA. Roma : Costellazione d’Arianna, 1992 (Seconda Ed.)

LA VIE COMME OEUVRE D’ART. Roma : S.U.R, 1988

ANTROPOLOGIA ESISTENZIALE E METAPSICOLOGIA PERSONALISTICA. Chieti : S.U.R, 1991

TEORIA DELL’INCONSCIO ESISTENZIALE. Roma : S.U.R, 1995

LE LEGGI DELLA VITA. Roma : S.U.R, 1995

LA VITA COME DONO E LA VITA COME OPERA D’ARTE SPIEGATA IN 41 FILM. Roma : S.U.R, 1995

GLI ULISSIDI. Roma : S.U.R, 1997

LA SOPHIA-ANALISI E L’EDIPO. Roma : S.U.R, 2000

LA NASCITA DELLA COSMO-ART. Roma :

TEOREMI E ASSIOMI DELLA COSMO-ART. Roma : S.U.R, 2004

IPOTESI SU ULISSE. Una nuova chiave di lettura dell’Odissea: Roma S.U.R, 2007

 

Scritti su Antonio Mercurio

B.Bonvecchi – O. Ciapini  Metapsicologia Personalistica e Sophianalisi , Cosenza I.P.A.E. 2006

B.Bonvecchi – O. Ciapini  Dalla Violenza della psiche alla libertà della Persona , Cosenza I.P.A.E. 2008

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IL MITO DELLA COSMO ART :
LA CREAZIONE DELLA BELLEZZA SECONDA
IL MITO DI ULISSE E DI PENELOPE
IL MITO DEGLI ULISSIDI

Nascono da una nuova ed originale chiave di lettura dei poemi l’Iliade e l’Odissea.

Antonio Mercurio ritiene che Omero narri in maniera simbolica e sicuramente inconscia le vicende che ogni essere umano vive dal momento del suo concepimento in poi per poter divenire Persona e Artista della sua vita e della vita dell’universo.

  • Itaca. Luogo reale e patria del ritorno di Ulisse, ma anche luogo simbolico, meta che Ulisse tenacemente ricerca per creare con le sue mani la bellezza seconda e conquistare l’immortalità.
  • La bellezza prima. Creata dalla natura , conosciuta e poi perduta, soggetta alle alterazioni, al tempo e alla morte, come quella della bellissima Elena.
  • La bellezza seconda. Frutto dell’agire artistico dell’uomo, che ha un potere che la natura non ha. I grandi artisti di tutti i tempi hanno creato opere che contengono una bellezza ed un’anima che non muore più. Nell’Odissea, Ulisse si pone come artista della vita utilizzando creativamente il dolore ed attingendo alla propria saggezza profonda. La Cosmo-Art propone di creare un tipo di bellezza che ha un’immortalità superiore a quella delle singole opere d’arte.
  • La coralità. La bellezza seconda è un fatto corale e mai individuale. Ulisse, nel suo agire, non è mai solo: personaggi divini, personaggi umani, personaggi mostruosi ed elementi cosmici cooperano perchè riesca a trasformarsi e a diventare l’artista della bellezza seconda.
    Per la Cosmo-Art molte vite umane, individualmente e coralmente vissute come opere d’arte, possono creare, per sommazione, un campo energetico particolare che può dare all’universo una bellezza ed un’anima immortale, capaci di navigare verso i numerosi altri universi di cui parlano molti astrofisici.
  • La coppia. Il mito di Ulisse e di Penelope è la via indicata da Omero perché un uomo ed una donna riescano ad amarsi in modo duraturo e maturo sconfiggendo i mostri che li tengono prigionieri del passato, del mondo materno e paterno. Ulisse è l’artista maestro che sa compiere la fusione tra il maschile ed il femminile perché, alla bellezza della immortalità promessa dalle dee, preferisce quella che può creare da solo , rischiando e soffrendo tutta la sua odissea per mare pur di approdare ad Itaca e riconquistare il cuore di Penelope.
  • Gli Ulissidi. Coloro che, nel vivere l’odissea della propria vita, si ispirano all’agire di Ulisse e vogliono, come Ulisse, creare la bellezza seconda per navigare da un universo all’altro, all’infinito. E perciò si allenano a navigare negli abissi oscuri della loro esistenza e dell’esistenza del cosmo, utilizzando il dolore e tutta l’energia in esso contenuta per creare quello che ancora non esiste.

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